Il vecchio bar e la grande riffa

BJ bar

Molti nel corso degli anni mi hanno chiesto come mai mi piacesse cosi’ tanto questa città:
“ma come fai a star qua? è così’ sporca, puzzolente, inquinata, rumorosa, trafficata..”
Bangkok è proprio così: con le sue notti elettriche fatte di neon crepitanti, con i suoi taxi variopinti, motorette con marmitte senza pudore acustico, puttane di ogni genere e bar improbabili.

Mi è sempre piaciuta molto una citazione di Ennio Flaiano “I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.” Ecco Bangkok offre il substrato perfetto per viversi uno di quei rari momenti indimenticabili, frutto di casualità e misteriose alchimie sociali, impossibili da replicare. Proprio in una di queste notti, una volta, qualcuno, vinse qualcosa…

FONTE : questo articolo è stato scritto da me e pubblicato originariamente su Gnoccatravels

Siamo a Bangkok e questa è la sua grande riffa

Le quindicinali lotterie in Thailandia riscuotono sempre un successo clamoroso. I biglietti vengono venduti ovunque e le estrazioni vengono trasmesse in diretta televisiva. Le seguono in tanti, sia dagli escusivi appartamenti della Bangkok elitaria fino al più sperduto villaggio di agricoltori in qualche angolo dimenticato della Thailandia. Un meccanismo particolare di assegnazione delle vincite fa si che vengano distribuiti solo pochi premi di valore ingente mentre la maggior parte sono premi di piccola entità, spesso solo qualche migliaio di baht. Questi premi pecuniari sono tantissimi e spesso visto il valore poco più che modesta vengono bruciati nel giro di poche ore….

Ecco in una città del genere, abituata a questo tipo di estrazioni, se ne possono trovare anche di decisamente insolite…. Ma prima di arrivare al tutto faccio un piccolo passo indietro in modo da poter inquadrare meglio tutto il contesto.

Reduci dalla serata precendente di “God Save The Gnocca 2019” è bastato un giro di messaggi su whatapps per organizzare molto velocemente una cenetta thai informale, quasi modesta, al Bus Stop una sorta di simil trattoria, ma thailandese, situata proprio sul famigerato soi nana. sono presenti alcuni dei reduci dell’alcolica serata precedente (oltre allo scrivente ovviamente):

torero_loveBkk, gnoccasia, kangurino, Gnocca-manager, Zardo, Asaprock e Rock77

La classica cena tra amanti della vita e della gnocca, non mancano differenze di opinioni e sani sfottò ma questo non preclude certo una atmosfera rilassata e conviviale. Al tavolo, ingombro di piatti e boccali di Singha, vengono affrontati vari discorsi sia sulla sera precedente che su altre cose principalmente inerenti i locali di Bangkok. Chiaramente è una sorta di brainstorming per capire cosa volessimo fare di quella serata ancora giovane. Nonostante la distanza di pochi metri da Nana Plaza non e’ questo il posto che sembra essere al centro dell’attenzione dei presenti. Vuoi e non vuoi il discorso va a finire sempre lì’: “eeehhhh ma non è più la Bangkok e la Thailandia di [inserire numero a caso] anni fa” “eeeehhhh ma i prezzi” “eeehh ma il cambio” “eehhh l’euro, il dollaro, i dobloni, i sesterzi e la pizza di fango del Camerun…”

Come molti sanno leggendomi, non è che sia proprio il mio argomento preferito ma comunque il discorso ci sta, fa parte del gioco. Tra un aneddoto e l’altro mi pare che sia gnoccasia a cominciare a parlare di un localaccio di Patpong, di cui io sono un discreto habituè, che rappresenta una sorta di rimasuglio della Bangkok che fu, si proprio di quella Thailandia di [inserire numero a caso] anni fa. Come taluni oggetti di modernariato sembrano schegge di passato che resistono alla modernità ed alla globalizzazione, la descrizione di questo vecchio e nascosto bar di Patpong ha subito catturato l’attenzione dei partecipanti al tavolo. Un posto di altri tempi insomma, di cui non si sa bene neanche il nome visto che sulla porta c’è un nome diverso dai due (che sono diversi tra loro) vergati sulla sua insegna scolorita. Per me ed altri, che negli anni mi hanno seguito in questa sorta di macchina del tempo, è semplicemente “la stanza rossa”.

Le luci ammiccanti di Nana Plaza vedono quindi il gruppetto passare oltre, Zardo ha noleggiato un motorino imbarca con se Gnocca-Manager e ci si da appuntamento al Pink Phanter un gogo di Patpong. Noi altri, con eccezione di torero_loveBkk, ci mettiamo alla ricerca di un taxi. Siamo un totale di 5 ed il tassinaro potrebbe essere riluttante a caricarci ma io so come gestirli questi personaggi. Il driver si accorgerà infatti troppo tardi che siamo un po’ troppi ma una banconota rosa risolve il tutto. Saliamo tutti (io per fortuna sono davanti) riuscendo ad incastrare il kangurino come fosse un intarsio.

Il traffico è poco ed in pochi minuti siamo di fronte al Pink Phanter dove i soliti buttadentro dei ping pong show ci circondano mostrando foglietti ingialliti realizzati usando delle stampanti ad aghi degli anni ’80. Li scansiamo e vediamo arrivare i due motorizzati, meno male che non si sono persi nelle strade notturne di Krung Thep.

Riunito il gruppo, sapendo che Rock77 è nuovo della situazione ed ancora non ha visto nessun gogo bar faccio la domanda: “preferite iniziare da un gogo oppure direttamente dal peggio del peggio?”. La risposta è unanime e si rivelerà davvero azzeccata, il gruppo è curioso di vedere questa famigerata stanza rossa. Ci dirigiamo verso il peggio del peggio.

Faccio del mio meglio per dipingervi la situazione. Questo posto è davvero nascosto e si trova non sul piano strada o in qualche buio vicoletto ma in realta’ e’ al primo piano di uno degli edifici di Patpong 2 (il soi senza mercato dei due). Per accedervi bisogna salire una rampa di scale. Ce ne sono 3 di queste rampe un paio proprio pochi passi dopo il Pink Phanter. Le scale sono strette, ricoperte di maioliche sbeccate che sembrano recuperate ad una svendita di qualche smorzo (n.d.a. smorzo a Roma sta ad indicare le rivendite di materiale edile di vario tipo, dai mattoni, ai sacchi di cemento a vari e spaiati rimasugli di ogni genere) . Queste scale portano ad una sorta di ballatoio su cui si affacciano una serie di porte di locali dall’aspetto non propriamente allettante. Qualcuna di queste porte è semplicemente chiusa nonostante le scritte esterne sono segnale che il posto ha visto periodi decisamente più floridi, qualcuna si apre su pertugi che si rivelano essere scuri karaoke o bar dall’aspetto quasi sinistro, qualcuna é semplicemente sbarrata da una saracinesca. Si tratta di fatto di indovinare la porta giusta ma questo per me non è un problema. Seguito dal sempre più incuriosito gruppo percorro sicuro metà del ballatoio, scanso un sacco nero di immondizia rovesciato dove un topo insegue un gatto e punto alla penultima porta. All’esterno del locale siedono un paio di ragazze che quando vedono l’incedere della mia figura non troppo sottile mi riconoscono al volo e scattano in piedi, una di queste che mi conosce bene mi saluta con un “welcomeeee back”. La porta in legno bianco e in parte in vetro riporta la scritta “Linda Place” ma in realtà, che io sappia, nessuno conosce il vero nome del locale. Per me è solo la stanza rossa…

La porta cigola e si apre, un ambiente angusto e buio ingoia il gruppetto seguito dalle due ragazze, abbiamo riempito il locale di colpo. I pochi metri quadrati sono quasi interamente occupati dalle nostre masse fisiche. Ora, io conosco il posto e so la disposizione dell’arredo ma gli altri, complice anche un buio quasi pesto ci mettono un poco mettere a fuoco l’ambiente e capire dove sono finiti.

L’ambiente rettangolare è occupato su uno dei lati lunghi da un vecchio bancone con degli sgabelli e dal lato opposto da 3 gruppi di divani in velluto rosso scuro, i 3 gruppi di divani sono intervallati tra di loro da 2 gruppi di piante finte. E’ l’unico posto al mondo dove mi è capitato di vedere delle finte piante rinsecchite… chissà in che misterioso polimero plastico sono state realizzate per seccarsi pur non essendo mai state in vita!
Nel mentre che le retine del gruppo forniscono le prime visioni d’insieme ai sbalorditi amici uno di loro fa notare lo strano odore dell’ambiente. “Sembra l’armadio di mia nonna” ed effettivamente faticherei a trovare una definizione più adatta per quell’odore che nasce da una sorta di lotta tra canfora e tarme che proprio si sente in qualche vecchio armadio…

Nell’ambiente semibuio spicca la mamasan e lo fa proprio in tutti i sensi grazie al suo vestito color verde fastidio che questa sera indossa. La signora merita un paio di righe dedicate a lei. E’ di età avanzata ma comunque di difficile individuazione, di sicuro in ere geologiche precedenti era anch’essa una mestierante visto che non trovo altre motivazioni per capire come sia finita a gestire questo posto. A vederla potrebbe sembrare una di quelle vecchie farmaciste di paese con i capelli tinti e gli occhiali con la catenella. Ha la simpatica particolarità che parla qualche parola di italiano di cui fa uso ogni qual volta mi vede. Oltre a dire i suoi “si si” e poco altro, sa che quando mi vede deve compiere una azione precisa ovvero quella mettere un cd italiano che ha nel locale. Il Cd in questione non poteva che essere “Benvenuti in Paradiso” di Antonello Venditti (anno 1991) e nessuno sa in che maniera questo disco sia finito in questo angolo sperduto del turismo sessuale mondiale.

Nel mentre che le 3 ragazze ci provano ad avvighiarci alla bell’e meglio il locale semibuio si riempie subito delle note della prima canzone della compilation che, guarda caso, sembra scritta apposta per questo bar (e se fosse tutto al contrario? Magari Venditti scrisse la canzone dopo esserci capitato anche lui?)

E’ bello averti qui, tra le mie braccia amore, e’ bello averti qui amooooreeeee….
Al lume di candela parliamo di noi due che magica atmosfera che c’e’ questa seraaaaaa….. (per forza cazzo! e’ buio pesto!)

di colpo le tue mani intrecciano le mie (ma sta’ ferma, zoccola!)

nell’aria il tuo profumoooo (ma veramente sento questo misto di canfora e muschio… che razza di deodorante sarebbe?)

amore….. amore che fai, amore così non vaaaalee (ma levami le mani dall’uccello zoccola!)

Inutile dire che, a parte gnoccasia che già conosceva il posto, gli altri sono tra lo sbigottito ed il divertito, trovarsi in questo posto un po’ fuori dal tempo, è tutto così strano… tra le ragazze che si strusciano al buio, Venditti che canta, è tutto troppo improbabile…. Delle tre ragazze però ce ne è una davvero carina. Forse qualche chilo di troppo ma è ancora in quel momento in cui quei pochi chili in piu’ le donano, è morbida ma non grassa, la pelle scura tradisce una provenienza di quell’Isan che sfuma diventando quasi Cambogia ed ha i lineamenti del viso che tradiscono i suoi 20 anni. Non parla inglese ma riusciamo a capirci benissimo…. ed intanto Venditti…

Se il mondo fosse un angolo di cieloooo
rimangerei la mela del peccatooo
amoreeeeee
e vola il tuo vestito sul divano
ti prego non fermare la tua mano amoreeee (e bravo Antonello…. ci hai dato una bella idea….)

gli facciamo volare proprio il vestito sul divano alla 20enne, e la facciamo ballare su queste note di fronte a noi, così tanto per farci 2 risate…. sono risate dal retrogusto un po’ coloniale e latifondista ma tanto siamo in un posto che pare essersi fermato nel tempo…. La ragazza esibisce le sue grazie in un balletto sul divanetto centrale, il locale è tutto per noi, a riveder la scena sembravamo proprio i padroni di questo piccolo mondo antico…

Benvenuti in paradiso insieme a noi
non vogliamo piu’ serpenti
benvenuti in paradiso finchè vuoi
benvenuti tra noi…

Si proprio tra noi, alla fine un gruppo eterogeneo di amanti della vita e della figa, incontrati in una sera per caso e chissà se mai ci rivedremo tutti assieme un giorno… la ragazza balla, noi ridiamo e beviamo, io sono solo al secondo gin tonic, ho quindi la gola asciutta e ne ordino un terzo…

…se questa vita morde,
tu mordila di più
l’abbiamo vinto a sorte il nostro domani… (Antone’ che hai detto???? l’abbiamo vinto a sorte???)

forse e’ proprio questa frase che fa dire a kangurino la genialata della sera:

“e se facesssimo una lotteria? e mettiamo in palio una pompa?”

con kangurino sono stato in disaccordo praticamente per tutta la cena, ma in maniera civile abbiamo esposto entrambi nostri differenti punti di vista sulla questione mignotte, figa, soldi, thailandia ecc ecc…. ma questa idea mi suona bene… sono un po’ sconcertato dall’essergli all’improvviso d’accordo e quindi per riordinare le idee ordino il quarto gin tonic…

Si si proprio una lotteria, un sorteggio! Cazzo la riffa!!!
Questa sarà la lotteria a cui qualsiasi italiano maschio vorrebbe partecipare e diventa subito La Grande Riffa (n.d.a. copyright Rock77).

Come una qualsiasi riffa che un bar italiano dove per natale o per pasqua vengono messi in palio prodotti tipici come panettoni, torroni o roba simile qui… a Bangkok… più che in palio si metta un dolce della tradizione è la tradizione che diventa dolce, per il vincitore….

Si perchè la caratteristica principale di questo bar è che si consuma all’interno, e non parlo di bevande, ma di altro…. nonstante lo spazio angusto questo locale è dotato addiritttura di VIP ROOM…. per convincere tutti della bontà della lotteria mostro quindi l’esclusivo ambiente riservato. Dietro una tenda, vicino il bagno, si cela infatti un angolo riservato. Grazie all’interruttore che accende una “poderosa” lampadina da 1 watt (proprio uno nel senso di 1) che fiocamente illumina del suo colore rosso il piccolo spazio interamente occupato da un letto singolo (e pensare che anni fa c’era una di quelle sedute in legno dalla foggia orientale, scomodissima, peggio dei sedili di un treno accellerato). Proprio da questo piccolo ambiente ricavai il nome di “stanza rossa” con il quale appellai il locale a suo tempo….

Ok ci siamo, parte la macchina organizzativa della grande riffa, mi occupo personalmente di scrivere i nomi dei partipanti, allungo le mani nella penombra dall’altro lato del bancone, rimedio un foglio ed una penna. Nel mentre che vergo i nomi dei partecipanti qualcun altro si occupa di raccogliere soldi.

Informazione di servizio: qui alla stanza rossa una cromatura al pistone viene 1000 baht, si va in buca con 1500, in omaggio c’è l’utilizzo della Vip Room… se per caso capitate qui e la Vip room è impegnata (capita piu’ spesso di quello che si possa credere) ed avete l’ormone scalpitante potete espletare il tutto su uno dei divani…. cosi se entra qualche altro cliente avete anche in omaggio il guardone! Vi potrebbe anche capitare di entrare ed essere voi nel ruolo del guardone, a me e’ successo personalmente piu’ di una volta….

Gnocca-manager comincia a mettere la mani avanti “io ho già scopato nel pomeriggio”, “non mi viene duro” ed io scrivevo i nomi…. “non mettere il mio nome” e allungo la mano per rimediare un vassoietto in mancanza di una vera e propria urna…. “belin, non mi tira” ed io chiudo i primi biglietti…. “ho già scopato non mi tiraaa” e nel mentre che io chiudo i bigliietti lui li apre nella speranza di togliere il suo nome… “non mi viene duro” io chiudo e lui apre…. “dai che non mi tira” al 14esimo biglietto che chiudo (va be che bevo però mi pare fossimo solo in 7) lo allontano in malo modo….

Ora i ragazzi ci mettono i soldi (io a furor di popolo sono invitato a non metter soldi), io organizzo la parte operativa e la ragazza ci mettera’ la bocca…. mi pare giusto che peschi lei…
Mescolo come posso i foglietti, avvicino il vassoietto-urna… la ragazza in cuor suo ha gia scelto… si sente di nuovo “belin non mi tira”… e sotto Venditti che continua…

ti prego non mi lasciare mai
ma chissa’ dove sarai
in quale pare del mooooondoo (sono a Bangkok)

in qualche parte del mooooondoo…. oooohhhh ooohhh….
in qualche parte del mondoooooo…. uuuhh oohh… aaahhh…
ma non guardarmi con quegli occhi belli
quello che conta sono i tuoi capelli (no Antone’! direi piu’ la bocca in questo caso, ma forse non faceva rima)

Ci siamo, è il momento, che la grande riffa suggelli la sua esistenza da quando è stata pensata pochi minuti prima a ora… la ragazza un po’ stupita, un po’ imbarazzata e parecchio divertita pesca il biglietto…. lo apre… e tra il buio e la mia pessima scrittura devo improvvisarmi notaio e leggo il nome del vincitore…

Gnocca-manager!!!

Scatta l’applauso…. la ragazza sorride era proprio quello che sperava… se avesse la coda scondilerebbe meglio di un labrador ma del cane al massimo dovra’ usare la lingua da li a poco….

“NON MI TIRA! NON CI VOGLIO ANDARE!”

Nella mia vita non mi ero ancora trovato di fronte ad un uomo che riufitasse una pompa da una ventenne e pure vinta in una estrazione…. lo convinciamo…. la ragazza sprizza gioia da ogni pertugio e si infila subito nella stanza rossa…. lui continua a dire che non gli tira e si rifugia in bagno…. starà li segregato qualche minuto in cui non si sa cosa abbia fatto…. esce dal bagno dicendo “belin non mi viene duro”,
fa un passo. entra nella stanza rossa, la tenda scorre alle sue spalle… e Venditti canta….

Certi amori non finisconoooo
fanno dei giri immensi e poi ritornano (piglia l’aereo, vinci la riffa…. alla faccia del giro….)

Amori indivisibiliii
indossolubiliiiii inseparibiliiiiii

“belin mi e’ venuto duro!!!”

(a questo punto le ipotesi sono che ci stava coglionando oppure si e’ sparato una pera di viagra in bagno)

al sottofondo musicale si aggiunge qualche rumore tipico della situazione, quel mezzo risucchio e quell’onomatopeico sbladabaaaff insieme….. dal che non voleva andare al che ci metterà anche un po’ a finire…. e noi tutti consci che stavamo vivendo una di quelle 5 o 6 giornate da ricordare nella vita….

D’ora in poi ogni qualvolta mi capitera’ di sentire pezzi di questa canzone non posso fare altro che pensare alla Grande Riffa!

Author: SexyBangkok

Dal 2011 dalle colonne di Gnoccatravels e da questo sito, SexyBangkok racconta e descrive la Bangkok della nightlife, della gnocca e dei peggiori posti dove va ad intrufolarsi....

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